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Il Paganica Rugby è un riferimento fondamentale per la comunità

12/06/19

  • Il Paganica Rugby è un riferimento fondamentale per la comunità

    "Parola ai club" è una serie di approfondimenti e interviste realizzate da FIR Abruzzo e dedicate, volta per volta, alle realtà regionali di tutte le categorie e i territori. l'ottavo approfondimento ci immerge direttamente in una delle realtà storiche del rugby abruzzese: il Paganica. Buona lettura!


    Da sempre l'accostamento dei colori rosso e nero, nel rugby abruzzese, suggeriscono qualcosa: Paganica Rugby. Il club del presidente Antonio Rotellini è una delle società storiche della palla ovale regionale, e per questo festeggia proprio quest'anno le sue prime cinquanta candeline. Un sodalizio prestigioso che negli anni addietro è riuscita ad arrivare, da una piccola frazione ai piedi del Gran Sasso aquilano, fino ai massimi campionati del rugby nazionale. Lavoro, dedizione, spirito identitario e un ambiente che sembra più una comunità vera e propria, dove lo sport, la socialità e il contesto si mescolano fino a diventare cosa unica.

    Il Paganica Rugby 1969 milita da qualche anno stabilmente in Serie B, la terza categoria nazionale, ma da tempo è stato messo in piedi un progetto per rafforzare l'attività di base, con un'attenzione particolare al minirugby: "Dagli obiettivi che ci siamo posti fin dall'insediamento del nuovo direttivo nel 2015 c'è stato quello di ridefinire un numero di tesserati reale e attivo", ci racconta il presidente Rotellini. 

    E ad oggi il Paganica conta 207 atleti effettivi a cui si aggiungono 43 persone tra componenti del direttivo e staff. Tutto ciò è stato possibile grazie al miglioramento degli impianti di cui la società si è fatta carico, a una offerta tecnica che è migliorata qualitativamente nel tempo, a iniziative come "Rugby e non solo", alla collaborazione con l'associazione Biblipaganica con la quale viene portato avanti il progetto "Sport e Cultura" e alle iniziative con le scuole con le quali sono state gettate le basi per un lavoro che darà i suoi frutti nei prossimi anni: "Ma non bisogna dimenticare il contributo quotidiano delle persone che sacrificano tempo e denaro per garantire il buon funzionamento delle strutture, la sopravvivenza e la crescita della Polisportiva", sottolinea il presidente rossonero.

    Non è facile giocare al rugby nell'aquilano, perché se da un lato la tradizione parla chiaro, dall'altro nei difficili anni del dopo sisma le difficoltà sono numerosissime e costanti, ma l'importanza delle attività si rivela fondamentale per avere punti di riferimento e di aggregazione, stando attenti a far prevalere i valori cui tiene molto il mondo del Paganica: l'altruismo, la solidarietà e il sacrificio.

    La prima squadra, allenata dal direttore tecnico Sergio Rotellini, ha concluso da qualche settimana in Serie B  uno dei migliori campionati negli ultimi anni: "Il bilancio è senza dubbio positivo – afferma il presidente -  chi ci guarda da fuori riconosce che esprimiamo un ottimo rugby e questo ci conforta".

    Al di là dei risultati, è riconosciuto dall'intero movimento ovale abruzzese il lavoro che la grande famiglia rossonera intraprende nel tessuto sociale della popolosa frazione aquilana, che conta ormai più di 10 mila abitanti, e il cui territorio è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Il Paganica, attraverso alcune buone pratiche, riesce a rispondere con spirito comunitario e solidale ai mutamenti sociali: "Il rugby per noi è parte di un progetto più ampio che vede nello sport e nella cultura gli strumenti più efficaci per educare giovani e meno giovani". 

    In cosa si traduce tutto questo? Certamente nella Biblipaganica, una struttura generosa e coraggiosa presente al campo - di fronte la storica (e frequentatissima) club house di Paganica -e all'interno della quale minori italiani e stranieri imparano l'italiano, l'inglese o l'uso del computer. Solo negli ultimi due anni, poi, oltre 500 bambini e bambine hanno frequentato il campo estivo. Si traduce nelle tante collaborazioni che il Paganica Rugby intrattiene, con l'associazione artistica Aquilartes, con la testata site.it, che le permette di redarre una pubblicazione gratuita periodica ("Paganica Rugby in meta") o attraverso l'apertura di uno sportello psicologico gratuito. 

    Sport, cultura e attività sociali, insomma, si fondono in un mix perfetto all'interno degli impianti sportivi intitolati a Enrico Iovenitti. E anche il luogo, ovviamente, per il Paganica Rugby è aggregatore fondamentale. All'impianto è abbinata una palestra che necessita di ristrutturazione: "Abbiamo bisogno di un altro campo per gli allenamenti e di adeguare alcune strutture che cominciano a sentire il peso degli anni – sottolinea Antonio Rotellini – per questo confidiamo nell'intervento dell'amministrazione comunale che non deve né può lasciarci da soli. La club house è di vitale importanza per una società di rugby, non solo per il terzo tempo".

    Entrando nella club house di Paganica si respira palla ovale in ogni angolo, ma gli allegri terzi tempi con i "mitici" cuochi che si mettono generosamente a disposizione per sfamare atleti e tifosi, non sono le uniche attività nello spazio. La club house, infatti, è stata messa a disposizione gratuitamente, negli anni, per molteplici usi. Persino per i condomini dei consorzi degli edifici in ricostruzione post-sisma. Mentre a inizio anno ha ospitato anche la camera ardente per il giovane Mario Coscione, in uno dei lutti più tristi della storia della società e della comunità paganichese.

    Il Paganica Rugby rappresenta una realtà solida del panorama rugbistico regionale. Tuttavia, come ovunque, le difficoltà non mancano, la fatica si fa sentire, ma la determinazione nel voler migliorare è tanta: "I nostri impianti sono tornati a essere vivi grazie all'opera e ai sacrifici di tutti noi della Polisportiva, e di Biblipaganica. Sicuramente la società deve fare un salto di qualità in termini organizzativi interni e cercare di implementare e rafforzare lo staff tecnico", afferma il numero uno rossonero.

    In questo, chiaramente, un ruolo può essere svolto anche da FIR Abruzzo: "In prospettiva vediamo un Comitato che, nel rispetto delle regole della federazione, tracci le linee guida per una ripresa della crescita del movimento rugbistico abruzzese, che sia presente nella vita delle società andando a trascorrere del tempo con loro e che sia garante del rispetto delle regole da parte di tutti gli associati. Il resto spetta alle società".

    In bocca al lupo, dunque, e altri cinquanta di questi anni in tinta rossonera.

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